5600 cu.m. package
Documenta 4, Kassel, Germania,
1967-68
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In occasione della mostra di arte moderna Documenta IV, a Kassel,
Christo e Jeanne-Claude crearono la più grande struttura pneumatica
senza scheletro mai realizzata.Dopo tre tentativi falliti, la struttura
fu montata il 3 Agosto 1968 con l’assistenza di cinque gru, due delle
quali alte 66 metri e pesanti 200 tonnellate.Le due gru giganti, le più
alte disponibili in Europa, stavano operando separatamente una nel nord
della Francia e una ad Amburgo.
Ci vollero due settimane solo per organizzare il loro arrivo
contemporaneo a Kassel e per sollevare in verticale la struttura
gonfiata.La struttura pesava sei tonnellate e consisteva di un
involucro confezionato con 2000 metri quadri di tessuto Trevira,
rivestito di PVC e legato con cavi.L’involucro, sigillato a caldo era
imprigionato da una rete fatta con 3500 metri di uno speciale cavo
allestito da montatori professionisti e bloccato con 1200 nodi.Una
volta montata, la struttura risultò alta 85 metri e di 10 metri di
diametro.Il capo ingegnere Dimiter Zagoroff progettò un basamento a
culla di acciaio, 11 metri di diametro, pesante 3,5 tonnellate, per
alloggiare la struttura pneumatica ad un’altezza di 11 metri dal
suolo.La pressione dell’aria fu mantenuta da un compressore centrifugo
con motore a giri variabili. Era disponibile anche un generatore di
emergenza a benzina, in caso di mancanza di energia.Per mantenere la
struttura in verticale, tiranti in acciaio furono ancorati a dodici
plinti di fondazione, sei da 10 ton. e sei da 18 ton., che furono
completamente rimossi quando, dopo tre mesi, la struttura fu
smontata.Tutte le spese del progetto furono sostenute da Christo e
Jeanne-Claude, per mezzo della vendita dei disegni originali, collages
e precedenti lavori degli anni ’50 e ’60.
Il terreno fu poi riportato alle sue condizioni originali.Gli artisti
non accettarono alcun tipo di sponsorizzazione.
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Dockside Packages, Porto Fluviale Di Colonia, 1961
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Contemporaneamente
alla prima mostra di Christo alla Haro Lauhus Gallery, Christo e
Jeanne-Claude crearono la loro prima opera ambientale temporanea
“a cielo aperto”. La galleria era vicina al porto sul fiume
Rhine. Per i “Dockside Packages” gli artisti usarono
diverse pile di barili di petrolio e grossi rotoli di carta da
imballaggio, coprendoli poi con fogli di tela cerata e assicurandoli
con cavi. Col permesso dell’autorità portuale tutto il
materiale fu preso a prestito dalle maestranze portuali.
“Dockside Packages” era composto da diverse parti di varie
dimensioni, ognuna di circa 5 x 2 x 10 metri. L’opera
d’arte rimase montata per due settimane.
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Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California 1972-76
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Il 10 Settembre 1976 fu completato “Running
Fence” , alto 5.5 metri, lungo 39.4 kilometri, steso in direzione
Est-Ovest lungo la Freeway 101 a nord di San Francisco, sulle
proprietà private di 59 ranchers, seguendo colline ondulate per
poi scendere fino all’Oceano Pacifico a Bodega Bay. Il progetto
artistico consistette in: 42 mesi di sforzi collaborativi,
partecipazione dei ranchers, 18 udienze pubbliche, tre sessioni alla
Corte Superiore della California, la redazione di un Rapporto di
Impatto Ambientale di 450 pagine e l’uso temporaneo delle
colline, del cielo e dell’oceano. Running Fence era costituito da
200000 metri quadri di pesante tessuto bianco di nylon, sorretto da un
cavo di acciaio teso tra 2050 pali d’acciaio, ciascuno di 6,4
metri di altezza, diametro 9 cm.. I pali erano infissi nel terreno per
un metro, senza fondazione in cemento ma strallati con tiranti (145 km
di cavi d’acciaio e 14000 ancoraggi a terra). Le estremità
superiore e inferiore dei 2050 pannelli di tessuto furono assicurate ai
due rispettivi cavi con 350000 ganci. Ogni parte della struttura di
“Running Fence” fur progettata per permetterne la completa
rimozione, pertanto oggi sulle colline delle contee Sonoma e Marin non
rimane alcuna visibile evidenza dell’installazione. Come
concordato con i ranchers, con la Contea e con le Agenzie federale e
statale, la rimozione di ”Running Fence” iniziò 14
giorni dopo il suo completamento e tutto il materiale fu lasciato ai
ranchers. “Running Fence” attraversava 14 strade e la
città di Valley Ford, lasciando il passaggio per auto, bestiame
e selvaggina; fu progettato per essere visto da 65 km di strade
pubbliche nelle contee di Sonoma e Marin. |
Sourrounden Islands, Miami, Florida, 1980-83 |
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Il 7 Maggio 1983 l’installazione di
“Surrounded Islands” fu completata. Nella baia di Biscayne,
tra la città di Miami, North Miami, il villaggio di Miami Shores
e Miami Beach, undici delle isole situate nell’area di Bakers
Haulover Cut, Broad Causeway, 79° Street Causeway, Julia Tuttle
Causeway e Venetian Causeway furono circondate con 585000 metri quadri
di tessuto di polipropilene rosa che ricopriva galleggiando la
superficie dell’acqua, estendendosi per 61 metri intorno a
ciascuna isola. Il tessuto fu tagliato in 79 fogge diverse, per seguire
i contorni delle isole. Per due settimane “Surrounded
Islands”, che si estendeva per 11,3 kilometri, fu visto,
avvicinato e apprezzato dal pubblico, essendo visibile dalle
soprelevate, da terra, dall’acqua e dal cielo. Il colore rosa
luminoso del tessuto risplendente era in armonia con la vegetazione
tropicale delle verdeggianti isole disabitate, col cielo di Miami e coi
colori delle basse acque della baia di Biscayne. Avvocati, biologi
marini, esperti di animali, ingegneri marini, consulenti e costruttori
lavorarono all’opera. Squadre di addetti raccolsero detriti dalle
undici isole, misero rifiuti in sacchi e li portarono via con carriole;
circa 40 tonnellate di varia spazzatura furono asportate: porte di
frigoriferi, copertoni, lavelli da cucina, materassi e
un’imbarcazione abbandonata. Le 79 sagome di tessuto furono
tagliate in fabbrica; ad ogni cucitura fu applicata una striscia
galleggiante. Le parti cucite furono poi piegate a fisarmonica per
facilitare il loro dispiegamento in mare. L’estremità
esterna del tessuto fu connessa a un boma con sezione verticale
ottagonale di 12 pollici, dello stesso colore del tessuto.Il boma fu
connesso ai tiranti radiali che si estendevano dagli ancoraggi a terra
fino a 610 speciali ancoraggi, intervallati di 15,3 metri, 76 metri
all’esterno del contorno dell’isola, e connessi al fondo
calcareo della baia. Gli ancoraggi della estremità interna erano
posti a terra, vicino ai piedi degli alberi , in modo che il tessuto
coprisse la spiaggia e scomparisse poi sotto la vegetazione. Le zattere
col tessuto e le sezioni di anello, da 3,7 a 6,7 metri di larghezza e
da 122 a 183 metri di lunghezza, furono trainate su ciascuna isola. Le
isole erano undici, ma in due casi, una sola sagoma di tessuto
circondava due isole in un’unica struttura. |
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The Gates,Central Park, N.Y.C. 1979-2005 |

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Central Park è circondato da un lungo muro di
pietra, ogni tanto interrotto dalle entrate, chiamate
“Gates” da dove partono i percorsi pedonali. La griglia
geometrica delle centinaia di isolati che circondano Central Park fu
riprodotta nella struttura rettangolare dei pali di resina vinilica
color zafferano, mentre il disegno a serpentina dei percorsi pedonali e
la sagoma organica dei nudi rami degli alberi si rifletteva nei
continui e sensuali movimenti dei pannelli di nylon, liberi di
fluttuare nel vento. La fabbricazione dei materiali partì dopo
che il Sindaco Bloomberg ebbe annunciato il 22 Gennaio 2003 il suo
permesso all’installazione, che fu completata con lo spuntare dei
7503 pannelli il 12 Febbraio 2005. Le 7503 “Gates” erano
alte 4,87 metri e di larghezza variabile, in funzione delle diverse
dimensioni dei percorsi pedonali, tra 1,68 e 5,48 metri.I pannelli
colorati appesi alla parte superiore delle Gates scendevano fino a
circa 2 metri dal suolo. Le Gates erano distanziate l’una
dall’altra di 3,65 metri, tranne ove impedito dai rami degli
alberi. Le Gates e i pannelli si potevano scorgere da lontano
attraverso gli spogli rami degli alberi. L’opera rimase montata
per 16 giorni, poi le Gates furono rimosse e i materiali riciclati. I
pali quadrati da 12,7 cm. Di sezione furono estrusi da 96,5 km. di
fibra vinilica color zafferano. I pali verticali furono fissati con
15006 basamenti d’acciaio, pesanti ciascuno da 278 a 380 kg.,
posti sulla pavimentazione senza praticare fori nel terreno. I
componenti delle Gates furono fabbricati da sette produttori della East
Coast U.S.A. La tessitura e il taglio dei pannelli fu eseguita in
Germania. 600 operai in squadre di otto installarono 100 Gates per
squadra. Le squadre di controllo e smontaggio comprendevano altri 300
operai. Il personale di controllo assisteva il pubblico, rispondendo
alle domande e distribuendo un milione di campioni di tessuto. Tutti
gli addetti furono economicamente compensati e ricevettero la colazione
e un pasto caldo al giorno. Ogni notte personale professionale
subentrava per garantire la sicurezza. I cittadini di New York durante
la permanenza delle Gates poterono usufruire del parco come sempre. Pe
coloro che passeggiavano attraverso le Gates, il tessuto colorato era
un soffitto dorato che spandeva calde ombre. Se osservato dagli edifici
intorno al parco, le Gates sembravano un fiume dorato che appariva e
scompariva tra i rami nudi degli alberi facendo risaltare la forma dei
serpeggianti sentieri. La rimozione di “The Gates”
iniziò il 28 Febbraio 2005 e fu completata l’11 Marzo. |
Valley Curtain, Rifle Colorado 1970-72 |
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Il 10 Agosto 1972, a Rifle, nel Colorado, tra Grand
Junction e Glenwood Spring, nel Grand Hogback Mountain Range, alle 11
del mattino, un gruppo di 35 montatori e 64 aiutanti, studenti
d’arte, di college e artisti itineranti collegarono gli ultimi 27
cavi che assicuravano un sipario arancione di tessuto di nylon di 12780
metri quadri ai suoi attacchi sui fianchi del valico di Rifle Gap,
sette miglia a nord di Rifle, sulla statale 325. La Valley Curtain fu
progettata da Dimiter Zagaroff e John Thomson della Unipolycon di Lynn,
Massachusetts e da Ernest C. Harris della Ken R. White Company di
Denver, Colorado. La Valley Curtain fu sospesa per una larghezza di 381
metri e ad un’altezza variabile tra i 111 metri alle
estremità e i 55 metri al centro. Una gonna di 3 metri fu
attaccata alla parte inferiore per chiudere la luce tra il sipario e il
terreno. Un involucro esterno racchiudeva come un bozzolo il Valley
Curtain completamente assiemato, come protezione durante il trasporto e
il montaggio. Il Curtain era agganciato con 11 morsetti ai quattro cavi
principali superiori. I cavi erano lunghi 417 metri, pesavano 49895 kg.
e furono ancorati a 720 tonnellate di fondazioni in cemento. Il fondo
della Curtain era collegato a un cavo in Dacron da tre pollici, dal
quale partivano i cavi di controllo e collegamento ai 27 punti di
ancoraggio a terra. Il progetto fu completato in 28 mesi. L’11
Agosto 1972, 28 ore dopo il completamento, un vento di più di
100 km/h rese necessario lo smontaggio dell’installazione. |
Wrapped Coast, Little Bay, Australia, 1968-69 |
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Little Bay, proprietà dell’ospedale
Prince Henry, è sita 14,5 kilometri a sud-est del centro di
Sidney. La costa dirupata del sud Pacifico che fu rivestita si estende
per circa 2,4 kilometri, è profonda dalla parete al mare dai 46
ai 244 metri ed è alta nella parte nord 26 metri e al livello
del mare nella parte sud, costituita da spiaggia sabbiosa. 90000 metri
quadrati di tessuto antierosione ( fibra sintetica normalmente usata in
agricoltura) furono usati per il rivestimento. 56,3 kilometri di corda
di polipropilene da 1,5 cm. di diametro affrancavano il tessuto alle
rocce. Furono usate pistole Ramset ( pistole a carica chimica) per
fissare 25000 attacchi, perni filettati e clips che assicurarono la
corda alla roccia. Durante un periodo di quattro settimane furono spese
17000 ore di manodopera da parte di 15 scalatori professionisti e 110
lavoratori, reclutati tra studenti d’arte e di architettura
dell’Università di Sidney e dell’East Sidney
Technical College, insieme a diversi artisti e insegnanti
australiani.Tutti gli scalatori e i lavoratori furono pagati, eccetto
undici studenti che rifiutarono ogni compenso. Il progetto fu
interamente finanziato da Christo e Jeanne-Claude per mezzo della
vendita degli studi preparatori originali eseguiti da Christo (disegni,
collages, modelli in scala), così come precedenti lavori,
“Wrapped Objects” degli anni ’50 e ‘60 e
litografie. Gli artisti non accettarono alcuna sponsorizzazione. La
costa rimase rivestita per un periodo di dieci settimane a partire dal
28 Ottobre 1969. Poi tutti i materiali furono rimossi e riciclati e il
sito fu riportato alle sue condizioni originarie. |
Wrapped Roman Wall, Roma, Italia, 1974 |
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Situate in fondo a via Veneto, una dei viali
più frequentati di Roma, e al confine coi giardini di Villa
Borghese, le mura furono fatte erigere 2000 anni fa
dall’imperatore Marco Aurelio per circondare la città. Nel
Febbraio/Marzo del 1974, per un periodo di 40 giorni, le mura furono
rivestite su entrambi i lati, sulla sommità e all’interno
degli archi con polipropilene e corde. 40 montatori completarono
l’opera temporanea in quattro giorni. Il progetto fu coordinato
da Guido Le Noci, amico di vecchia data di Christo e proprietario della
galleria Apollinaire, che nel 1963 aveva ospitato due mostre personali
dell’artista. La Wrapped Roman Wall fu finanziata da Christo e
Jeanne-Claude per mezzo della vendita degli studi preparatori eseguiti
da Christo (disegni, modelli in scala), così come precedenti
lavori e litografie. Gli artisti non accettarono alcuna
sponsorizzazione. Dopo 40 giorni i montatori iniziarono la rimozione
dell’opera; tutti i materiali furono riciclati. Dei quattro archi
rivestiti, tre furono costantemente usati per il traffico
automobilistico e uno fu riservato ai pedoni. |